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venerdì 19 marzo 2010

CON IL PROTAGONISMO E LA SOLIDARIETà SI PUò AFFRONTARE IL RAZZISMO!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
BUONA Lettura!!!
«Volevano esibirsi al Teatro della Martesana.
Si preparavano da mesi, i ragazzini della scuola media Falcone di Cassina de’ Pecchi.
Giorno della Memoria, le terze sul palco.
Il tema di quest’anno, la storia di Rebecca Covaciu, la quattordicenne «pittrice» (è stata premiata dall’Unicef e le sue opere sono esposte in tutto il mondo) che ha lanciato un appello contro la persecuzione dei rom in Italia ed è stata soprannominata la «Anna Frank dei rom». Mancava solo il patrocinio del Comune.
Il sindaco lo ha negato: «Iniziativa non attinente alla ricorrenza».
Ancora una volta ad ostacolare la genuina spinta solidale e antirazzista della gente è stato un rappresentante della classe politica, che ha dimostrato non solo una sconcertante mancanza di sensibilità a certe tematiche, ma anche e soprattutto un’inaccettabile sfiducia e noncuranza nei confronti dell’operato di docenti e studenti.
Il primo cittadino ha infatti ignorato il piano di diritto allo studio che impone all’amministrazione pubblica di sovvenzionare annualmente le iniziative della scuola media locale in occasione della giornata della memoria del 27 gennaio, negando di fatto non solo il patrocinio dello spettacolo, ma anche la possibilità di usufruire del Piccolo Teatro della Martesana, facendosi così portavoce illegittimo della compagnia che gestisce lo spazio pubblico in comodato d’uso.
L’argomentazione principale che il sindaco ha portato è stata quella di una presunta strumentalizzazione politica, accusando il corpo docente di occuparsi di questioni che non riguardano nel modo più assoluto la formazione dei giovani cittadini. Probabilmente il sindaco non è al corrente che ormai da quasi dieci anni durante il ciclo di studi della storia del Novecento, docenti e studenti intraprendono un intenso percorso di studio percorrendo (anche fisicamente) i luoghi-simbolo della Shoa, mettendo successivamente in scena il frutto delle loro riflessioni in merito, supportati dal prezioso contributo della regista teatrale Claudia Facchini.
Il tutto è avvenuto in un territorio, quello della Martesana, dove risulta sempre più difficile vivere in un clima di serenità e confronto (come sta succedendo in tutta Italia); ne sono esempio gli sgomberi dei campi rom che avvengono nel silenzio generale (nel giro di pochi mesi ne sono stati sgomberati già due, uno a Pioltello a inizio autunno e l’altro a Segrate due settimane fa) lasciando per strada intere famiglie a patire il freddo. Il razzismo non è quindi solo quello dei naziskin e delle spedizioni punitive, ma anche e soprattutto quello dell’indifferenza e dell'odio dilagante tra le persone e delle nuove leggi razziste dei governi democratici (di qualunque simbolo e colore essi siano).
Ciò che più dovrebbe far prendere posizione non è in primo luogo l’indignazione nei confronti della sordità delle istituzioni, ma la più sentita solidarietà con il corpo docente, le famiglie e soprattutto i ragazzi in questione che hanno scelto di essere protagonisti, portando in scena uno spettacolo autofinanziato, e soprattutto superando il senso di impotenza che grava su moltissime coscienze, purtroppo anche fra i più giovani. Essi hanno infatti dimostrato come insieme sia possibile superare le difficoltà e avere una reazione positiva ad un'azione negativa che impedisce di mandare un messaggio di solidarietà. E’ stata una risposta concreta e finalizzata al bene, contrapposta all'atteggiamento remissivo o complice del razzismo adottato da sempre più persone. Da questo esempio si capisce come sia possibile affrontare il razzismo con positività e collaborazione. E' sulla collaborazione che si deve fondare una risposta alle discriminazioni che non sia solo protesta ma anche alternativa, non distruzione ma anche costruzione. E’ stato un gesto educativo: ha insegnato ai ragazzi che si può scegliere assieme agli altri e seguendo la propria coscienza e i propri valori, che non bisogna fermarsi di fronte agli ostacoli imposti da intolleranti e razzisti. Così come conoscere la storia di Rebecca significa immediatamente non chiudere gli occhi di fronte agli sgomberi di moltissimi campi rom, significa non assuefarsi ad un razzismo sempre maggiore, istituzionale ma anche popolare, spesso anche omicida, purtroppo a volte anche fra comunità immigrate, come è successo in via Padova a Milano.
Ognuno di noi è tenuto a impegnarsi a cercare di comprendere l’altro, la sua mentalità, la sua cultura, la sua religione, le sue idee e di accettare da lui eventuali critiche ma è tenuto anche a fargli capire se sta sbagliando e in cosa; tutto questo può essere possibile solo se ci si riconosce nell’altro innanzitutto come simili, se si riconosce cioè la nostra comune umanità. Costruire un nuovo modo di vivere assieme è possibile, cominciando dal’abbattimento degli invisibili muri dell’indifferenza e della presunzione che qualcuno ha eretto apposta per dividerci e comandarci; la Martesana, come tutti i luoghi del mondo, con la moltitudine di etnie e comunità che vivono nel suo territorio, ognuna con la sua cultura, può diventare, se le persone lo scelgono, un crocevia di pensieri e tradizioni, e iniziare finalmente ad essere un esempio di società senza più barriere, confini e dogane (ideali e non) e senza più bisogno dell’identificazione dell’individuo tramite un documento (come l'irraggiungibile permesso di soggiorno) ma per i suoi valori e le sue scelte.»
Solidarietà Antirazista Martesana
Contro il razzismo nella martesana (gruppo su Facebook)

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