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giovedì 19 gennaio 2012

Province «Costano all’anno a ogni cittadino italiano come due caffè»

«Dallo studio della Bocconi emerge il reale costo della rappresentanza democratica»
Ecco il comunicato della provincia di Milano:
16 Gennaio 2012«Dall’incontro di oggi vedo emergere diverse riflessioni significative legate alla ristrutturazione delle istituzioni all’interno del corpo dello Stato che reputo vadano tenute nella giusta considerazione – ha dichiarato il presidente della Provincia di Milano, On. Guido Podestà, intervenuto in videoconferenza al convegno organizzato dal presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, teso a presentare lo studio dell’Università Bocconi dal titolo “Una proposta per il riassetto delle Province” -. Dallo studio della Bocconi, infatti, si palesa come le Province italiane, mediamente, siano tra i soggetti più efficienti. D’altra parte, il costo della politica che io chiamo costo della democrazia e della rappresentanza, incide per 1,9 euro all’anno su ciascun cittadino italiano al pari di due caffè all’anno. E nelle regioni più virtuose, all’interno delle quali vanno comprese certamente sia il Piemonte sia la Lombardia, questo costo si dimezza. Va sottolineato, che fra le pagine dello studio, curato dal professor Lanfranco Senn in collaborazione con il professor Roberto Zucchetti, ciò che balza agli occhi senza fraintendimento alcuno è che un trasferimento di funzioni dalle Province verso le Regioni comporterebbe una crescita di alcuni costi (per esempio quelli relative del personale) capace di annullare completamente il vantaggio determinato dall’abbattimento del cosiddetto costo della politica. Ci troviamo, dunque, di fronte a un’azione surrettizia di questo Governo con la quale si vuole modificare una struttura costituzionalmente prevista, svuotandola delle funzioni e del significato, non attraverso un percorso di revisione costituzionale ma attraverso una legge ordinaria. Tutto ciò è gravissimo dal punto di vista della democrazia. Perché, oggi, le attenzioni sono rivolte ai nostri Enti, ma un domani potrebbero farne le spese piccoli comuni, Regioni e magari, addirittura, il Parlamento. Ribadisco con forza che la democrazia e la libertà, esattamente come la salute o l’aria, sono valori profondi che apprezzi appieno solo quando stai per smarrirli. Risulta quindi sacrosanto battersi e invocare un’analisi profonda da parte della Corte costituzionale perché questo modo di affrontare una revisione del corpo dello Stato è assolutamente contraria alla Costituzione. Di concerto con l’amico Saitta e con Unione delle province italiane, ci stiamo impegnando, consci che l’ammodernamento dell’architettura dello Stato passi indiscutibilmente verso l’abolizione dei 4400 enti di livello intermedio; unione di comuni, enti parco, consorzi, agenzie, e altri. Si tratta di un’esagerazione non più sostenibile di cui siamo consapevoli».

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