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lunedì 6 ottobre 2014

TASI: a Milano caos detrazioni

L'appuntamento con l'acconto TASI sta gettando nel caos professionisti e contribuenti, soprattutto a Milano dove i calcoli sono tutti da rifare, per via di una erronea interpretazione della norma sulle detrazioni.

Da quando nel nostro Paese si è deciso di abbandonare la vecchia ICI, prima con l’introduzione dell’IMU poi con la TASI, gli adempimenti legati alle imposte sugli immobili sono diventate il nuovo incubo degli italiani.

Caos TASI

La scadenza del 16 ottobre per l’acconto TASI, nel caso in cui il Comune abbia deliberato entro il 10 settembre, si avvicina e ancora una volta contribuenti, commercialisti e CAF sono nel caos per colpa delle oltre 16 mila delibere e 10 mila regolamenti comunali differenti che generano migliaia di diverse combinazioni tra TASI e IMU, sia per le abitazioni principali che per le seconde case, senza considerare le eventuali detrazioni.

=> TASI zero: ecco la norma e i Comuni

TASI Milano

Una situazione particolarmente complicata si sta verificando a Milano, dove in realtà la delibera sulle aliquote e sulle detrazioni TASI è arrivata già a giugno.

=> TASI Milano: aliquote e detrazioni

Il problema è che molti professionisti hanno inserito nel calcolo TASI lo sconto di 20 euro per ciascun figlio convivente con meno di 26 anni anche a chi non ne ha diritto. Tale detrazione per ciascun figlio con meno di 26 anni spetta per le abitazioni ubicate nel territorio del Comune di Milano, con valore catastale modesto, a patto che il figlio sia dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. In più leggendo attentamente la norma appare evidente che si ha diritto allo sconto solo nel caso spetti anche la detrazione base:
«La detrazione di base è maggiorata di 20 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale».
In sostanza la detrazione non spetta indipendentemente dal reddito del contribuente ma solo se si rientra nei parametri delle detrazioni base, ovvero se non si possiede un reddito superiore a 21 mila euro. Male interpretando la norma, invece, molti professionisti hanno applicato lo sconto indipendentemente dal reddito generando F24 e bollettini postali di importi inferiori al dovuto, che ora il Comune di Milano dovrà rettificare

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