Associazione Istruzione Unita Scuola





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domenica 27 settembre 2015

Expo. Dal 2 al 10 ottobre la Fondazione Charta e la Regione Lombardia per una serie di eventi scientifici

Rizzi (Cons. Lombardia): “Abbiamo deciso di mettere a confronto le questioni socio sanitarie attuate nel nostro territorio in un unico parterre, quello di Exposalute, che diventerà una vetrina internazionale”


Il motto di Expo "Nutrire il pianeta, energia per la vita" non può che collegarsi al tema salute, così Regione Lombardia e Fondazione Charta hanno unito le forze per organizzare, in concomitanza con l'esposizione universale italiana, una convention di esperti su come proiettare le conoscenze scientifiche e quelle alimentari nel mondo della salute, senza trascurare gli aspetti socio economici.

In questi ultimi decenni, infatti, l'innovazione tecnologica ha portato sul mercato farmaci che rispondono meglio alle malattie, ma non in tutti gli individui e tecniche chirurgiche di alto valore economico. "Per questo - ha dichiarato 
Fabio Rizzi, presidente della terza Commissione Sanità della regione Lombardia - abbiamo deciso di mettere a confronto le questioni socio sanitarie attuate nel nostro territorio in un unico parterre, quello di Exposalute, che diventerà una vetrina internazionale. Un’iniziativa che si terrà dal 2 al 10 ottobre, presso Palazzo Lombardia, sede della Regione, con un calendario ricco di convegni e congressi, in collaborazione con le Società Scientifiche, le Istituzioni, le Associazioni di Pazienti, le Università, per creare dei momenti di incontro tra operatori sanitari e del settore e promuovere stili di vita sani, in linea con il tema di Expo 2015. Ma con un occhio alla sostenibilità delle cure, elemento non trascurabile in questo momento di crisi e di emergenza che tocca tutti gli strati della popolazione del mondo".

 

“E’ un evento ambizioso nato in questa Commissione – ha detto Rizzi – con momenti di alto valore sociale. Ci sarà inoltre un convegno che sento molto mio – ha aggiunto - ed è quello che la mattina del 9 ottobre raccoglierà le impressioni di tutte quelle categorie ed operatori della filiera Socio Sanitaria Lombarda, che avevano preso parte agli Stati Generali della Salute il 12 gennaio 2013 a Varese e che ci hanno poi seguito nella stesura della riforma regionale della sanità. Lo stesso pomeriggio metteremo a confronto alcuni sistemi sanitari italiani, quelli dei Motori d’Europa e quello israeliano; avremo inoltre il contributo del “ministro” della sanità del Vaticano”.
 
E sarà anche l’occasione per presentare, l’8 ottobre,  i risultati dello studio ORME, realizzato grazie al contributo di CESP e di Medtronic, per valutare le situazioni gestionali di alcune Patologie croniche come il piede diabetico, interventi sulla colonna vertebrale, fibrillazione atriale  e scompenso cardiaco con l’applicazione dei defibrillatori impiantabili. Un esempio che conferma lo status di regione attenta ai problemi di salute della popolazione e di efficienza del sistema sanitario lombardo, che spende per la Sanità soltanto il 5,5% del PIL.
 
Ma il tema di Expo non si concluderà con la chiusura dell’esposizione il 31 ottobre. Dal 7 all’11 novembre, infatti, – aggiunge 
Lorenzo Mantovani, responsabile di Exposalute e professore associato di igiene all’Università di Milano-Bicocca e presidente del comitato scientifico di Charta – avremo a Milano il congresso ISPOR che porterà 6.000 specialisti da tutto il mondo per parlare di farmacoeconomia, tema che la regione Lombardia ha tenuto presente in questi ultimi anni per cercare di dare a tutti la migliore soluzione ai problemi di salute”. 
 
Il palinsesto di questo grande parterre della salute mette insieme 15 società scientifiche di medicina, capitanate dalle SICVE, l’organizzazione che si occupa di chirurgia vascolare e endoscopica, che coinvolge tutto il sistema circolatorio escluso il cuore. “Tratteremo di aneurismi, carotidi, ischemia, malattie delle vene, flebiti e trombosi – ha detto 
Roberto Croce, presidente della SICVE – con particolare attenzione ai problemi della emodialisi, parte integrante del sistema trapianti di rene, chirurgia vascolare endoscopica con una sezione sui temi di accesso vascolare, attraverso il quale si possono sostituire o riparare gli organi”. SICVE non è soltanto endoscopia. Sul territorio ha da sempre partecipato ad azioni di screening e di promozione della prevenzione dell’aneurisma dell’aorta addominale o dell’ictus, grazie alla collaborazione dell’Associazione Alice.
 
Exposalute servirà anche per mettere in risalto il lavoro di molti operatori che restano sconosciuti, i radiologi interventisti, che fanno capo alla SIRM. “Il radiologo – dice 
Maurizio Cariati, presidente della Società italiana di radiologia medica – interviene in tutti i campi, dai traumi alle lesioni vascolari e la vetrina servirà a confrontare le esperienze degli stranieri presenti”.
 
Gli anestesisti della Siarti , secondo il loro presidente 
Alessandro Locatelli, si confronteranno non soltanto sugli aspetti cardio toracici, ma prenderanno in esame i problemi della nutrizione, in particolare per le ricadute sulla ripresa post operatoria.
 
Anche la Società italiana di flebologia interviene in questo parterre per far luce sia sugli aspetti socioeconomici che comporta l’invecchiamento della popolazione e quindi dell’apparato vascolare e le relazioni fra farmaci e integratori, con particolare riferimento agli effetti del vino.
 
“A conclusione della nostra sessione – aggiunge 
Antonio Torri – ci sarà un defilè di modelle che presenteranno modelli di calze elastiche, molto utili per la salute delle gambe”.  Per l’ematologia si parlerà di farmacoeconomia dei mielomi, patologia non guaribile per con sopravvivenze che si contano ancora sulle dita della mano.
 
Per i pazienti interverrà Federanziani, l’associazione che raggruppa la terza età e che vuole avviare riflessioni sui bisogni della popolazione anziana, sempre in maggior numero, ma con patologie croniche che rischiano di far saltare il bilancio se non si interverrà con sistemi di gestione oculati. Secondo 
Roberto Messina, loro presidente, occorre prendere decisioni su prevenzione primaria, cronicità e aderenza alla terapia.
 
Per concludere, 
Anna Maria Favorini dell’università di Roma 3, porterà a Milano l’esperienza di inclusione degli studenti disabili, con servizi di attenzione dedicati.
 
Evento clou della settimana di Exposalute la presenza il 5 ottobre di chi ha collaborato con 
Luc Montagneralla scoperta del virus dell’Aids, Francoise Barre-Sinoussi. Un’infezione che colpisce ogni anno un milione e 800.000 persone nel mondo e che oggi possono vivere con un’aspettativa di vita pari alle persone sane. I sieropositivi all’HIV, che oggi sono in Italia 25.000 e un terzo dei quali è in cura in Lombardia con una spesa di 300 milioni all’anno, due terzi dei quali soltanto per farmaci. La malattia, quindi, non guaribile, ma curabile, può rientrare oggi fra il comparto delle malattie croniche.
 
 “Un parterre eccezionale – ha spiegato 
Francesco Conti, presidente della Fondazione Charta- che testimonia il nostro impegno nella ricerca, nell’educazione e nella sostenibilità dei sistemi di salute. Ma devo dire grazie ai componenti della terza Commissione salute della regione, dal loro presidente Rizzi ai collaboratori Capelli, Borghetti eValmaggi che hanno creduto in questa idea che noi abbiamo appoggiato immediatamente. Sarà un modo per far continuare Expo anche dopo l’Expo”


giovedì 24 settembre 2015

Dieci giorni di incontri e degustazioni per celebrare il risotto milanese

Fino al 6 ottobre il tipico piatto meneghino sarà preparato da alcuni chef di ristoranti cittadini in piazza Argentina e in piazza XXV Aprile.Alla Biblioteca Sormani e all'Urban center sono in programma dei convegni a tema

Una festa per celebrare il re indiscusso della cucina milanese: il risotto preparato secondo la tradizione meneghina, simbolo dell’eccellenza culinaria e dell’importanza del territorio agricolo metropolitano. È la manifestazione organizzata dal Distretto rurale “Riso e rane” e dal Distretto agricolo milanese (Dam), in collaborazione con il Comune di Milano e la Regione Lombardia.
Per promuovere e valorizzare il riso prodotto dai due distretti, nelle storiche varietà italiane Carnaroli ed Arborio, da giovedì 1 a martedì 6 ottobre saranno organizzate degustazioni di risotti in Piazza Argentina e in Piazza XXV Aprile: in questi luoghi - sia a mezzogiorno sia alla sera, dalle 12 alle 14 e dalle 19.30 alle 22 – saranno presenti gli chef di alcuni importanti ristoranti cittadini, che prepareranno le loro migliori ricette a tema. Inoltre, da venerdì 25 settembre, si svolgeranno incontri e convegni per favorire la conoscenza del riso e la sua importanza per lo sviluppo e la tutela ambientale del territorio milanese, presso l’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele e la Sala del Grechetto alla Biblioteca Sormani.
“Si tratta di un’occasione importante per raccontare e gustare un’eccellenza gastronomica che rappresenta il simbolo di Milano e della Milanesità in cucina, una ricchezza in grado non solo di attirare turisti e contribuire a rendere la città famosa nel mondo, ma anche di tutelarne il paesaggio e il territorio agricolo” ha affermato l’assessore al Commercio, Franco D’Alfonso.
“Organizzate dai Distretti milanesi, queste giornate dedicate ai convegni e alle risottate in piazza ci consentono di ricordare come il riso non sia solo l’ingrediente del più tipico piatto milanese, ma anche la coltivazione più diffusa nel nostro territorio che, grazie alle proprie peculiarità pedoclimatiche, produce un riso di rara eccellenza ed ha consentito di selezionarne una qualità molto pregiata come il Carnaroli” hanno sottolineato i presidenti del “Distretto Riso e rane”, Francesco Galimberti, e del Distretto Dam, Andrea Falappi. “Lo scopo di proporlo alla cittadinanza con questa iniziativa nasce dal desiderio di sottolineare la preziosità di questa tradizione culinaria anche in una città che sta diventando cosmopolita”.

mercoledì 16 settembre 2015

IL COMPLEANNO DEL “MOLINARI"



Nel 1940 (XVIII anno “dell’era fascista”), e più esattamente il 9 ottobre il ministro Bottai comunicò al preside incaricato, Prof. Angelo Coppadoro, di aver deciso l’istituzione a Milano di un nuovo corso di studio della chimica.
Il 16 ottobre cominciò ufficialmente l’attività del Regio Istituto Tecnico Industriale per Chimici Industriali con sede in Milano in via s. Marta 18.
L’istituto nasce in un contesto bellico, nel quale le applicazioni chimiche erano di grande importanza e dove la cura della didattica e la preparazione degli allievi erano tenute in grande considerazione. Le attrezzature date in dotazione, pur nell’ambito delle ristrettezze del periodo, avevano un elevato livello tecnico. Questa attenzione alla qualità didattica è stata sempre caratteristica dell’Istituto. Nel dopo guerra, con la Repubblica, e la caduta del fascismo il Regio Istituto venne intitolato ad Ettore Molinari, chimico di fama, ma anche pacifista e anarchico.
Per ricordare i 75 anni dalla “nascita” abbiamo programmato alcuni eventi.
Programma
Alla sera del 9 Ottobre 2015
Ore 20,30-23 Concerto a cura degli Allievi ed Ex allievi del Molinari
Alla mattina del 10 ottobre 2015
Un seminario su “La chimica e la Pace”
Ore 9,30     Saluti della Preside e delle autorità pubbliche
Ore 10    Intervento del Professor Luigi Cerruti su “La figura di Ettore Molinari: profilo di un chimico, di un anarchico e di un pacifista”
Ore 11      Intervento del Prof. Ferruccio Trifirò su “La dualità della chimica:fra attività belliche e servizio all'umanità”
Ore 12        Intervento del Prof. Franco Bertolucci su “La memoria di Ettore Molinari nelle ricerche storiografiche del Secondo dopoguerra di P.C. Masini e in alcune collezioni di documenti rari”
Ore 12,30   Il “Mio Molinari”: interventi di allievi, ex allievi, docenti e personale tecnico ed amministrativo


I relatori
Professor Luigi Cerruti
Si è laureato in Chimica presso l’Università di Torino nel 1964, ha condotto ricerche in diversi campi della chimica fisica e della chimica quantistica. Dal 1980 si occupa di storia, epistemologia e sociologia delle scienze sperimentali. È stato professore associato di Storia della chimica presso l’Università di Torino. Ha collaborato al progetto della European Science Foundation sulla storia della chimica in Europa. È stato membro del comitato editoriale di HYLE-International Journal for Philosophy of Chemistry, della Commission on the History of Modern Chemistry della International Union of History and Philosophy of Science e del Working Party on the History of Chemistry della European Association of Chemical and Molecular Sciences. È stato membro del comitato scientifico di «CnS. La chimica nella scuola», rivista della Società Chimica Italiana. Già presidente della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana e del Gruppo Nazionale di Fondamenti e Storia della Chimica.
Professor Ferruccio Trifirò

Si é laureato in Ingegneria chimica presso il Politecnico di Milano nel 1963 con una tesi sulla polimerizzazione di alfa olefine con catalizzatori Ziegler- Natta, avendo come relatore il Prof Natta (premio Nobel per la Chimica) e come correlatore il Prof Pasquon.
E’ stato assistente di chimica industriale presso il Politecnico di Milano fino al 1975 e nel 1977 è stato chiamato a Bologna presso la Facoltà di Chimica industriale. come professore straordinario di chimica industriale
 La sua attività di ricerca principale é stata sempre nel campo della catalisi eterogenea applicata alla sintesi dei grandi intermedi, poi di chimica fine ed infine ai problemi di depurazione ambientale.
E’ stato consulente delle Nazioni Unite per l’applicazione di processi catalitici nei paesi in via di sviluppo. Ha ricevuto la laurea honoris causa in tecnologia chimica dall’Università di Bratislava, la medaglia Pino e la medaglia Marotta dalla Divisione di Chimica industriale della Società Chimica Italiana, la medaglia Fauser dal gruppo interdivisionale di catalisi. e la medaglia Paternò dalla Società Chimica Italiana  Ha ricevuto, a Berlino, il premio per "Scientific achievement in oxidation catalysis", da parte del comitato internazionale di catalisi di ossidazione. E’stato direttore de La Chimica e l’Industria dal 1996 al 2013 e dal 2014 è vicedirettore, ma sempre responsabile della redazione della rivista ed è autore di 517 articoli scientifici  e 34 brevetti   e di 170 articoli di carattere divulgativo e didattico pubblicati su La Chimica e l’ Industria  durante la sua carica di direttore
Ferruccio Trifirò è professore emerito dell'Alma Mater dove per anni è stato preside della Facoltà di Chimica Industriale. E’ l'unico italiano nel comitato scientifico (Scientific Advisory Board) dell’Opac, Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Tra i compiti dell’Opac c’è anche quello di “controllare gli avanzamenti della scienza rispetto alla realizzazione di nuove armi chimiche”. Il comitato scientifico è formato da 24 membri e Trifirò è l’unico esperto italiano.
Nel 2013 l'Opac (in inglese Opcw) ha ricevuto il premio Nobel per la pace. L'Accademia di Oslo ha motivato la scelta: per "l'impegno a favore dell'eliminazione delle armi e degli arsenali chimici nei vari scenari di guerra in tutto il mondo".
Il prof. Trifirò ha commentato: “Questo Nobel significa che quello che facciamo non è secondario, ha un senso, un’importanza mondiale
Prof. Franco Bertolucci 
Nato a Pietrasanta (LU) nel 1957, si è laureato in storia contemporanea all'Università di Pisa ed è attualmente direttore della Biblioteca F. Serantini. È stato tra i promotori dell'esperienza della «Rivista storica dell'anarchismo» (1994-2004) e ha partecipato al lavoro di ricerca e di organizzazione del Dizionario biografico degli anarchici italiani (2003-2004). Tra i suoi ultimi lavori vanno ricordati: Pier Carlo Masini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia (in collaborazione con G. Mangini) (2008); Nostra patria è il mondo intero. Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale (in collaborazione con M. Antonioli e R. Giulianelli) (2012); «Kein Mann, kein Geld für den Krieg». Italienische Anarchisten und Gewerkschafter und der Erste Weltkrieg, in Ehern, tapfer, vergessen. Die unbekannte Internationale: Anarchistinnen & Syndicalisteinnen und dei Esrte Weltkrieg, Herausg. Andreas W. Hohmann, (2014), pp. 139-180, Pier Carlo Masini, gli studi su Cafiero e la Prima Internazionale, in P.C. Masini, Cafiero, (2014), pp. 233-271. Collabora al Portale storico ToscanaNovecento, promosso dalla rete degli Istituti storici della Resistenza della Toscana ed è animatore della casa editrice BFS.
La Biblioteca Franco Serantini è un centro di documentazione sulla storia politica e sociale del 19. e 20. secolo nato nel 1979 in ricordo di Franco Serantini, un giovane anarchico di origine sarda, morto a Pisa nel 1972 nel carcere del Don Bosco, dopo essere stato percosso e fermato dalla polizia mentre partecipava ad una manifestazione antifascista. La Biblioteca fa parte della rete nazionale degli Istituti storici della Resistenza e della Rete regionale delle biblioteche. Lo scopo principale del centro è quello della conservazione e della valorizzazione della memoria del movimento anarchico, operaio e sindacalista dalla nascita ai giorni nostri; delle “eresie politiche” della sinistra; delle organizzazioni di base, dei gruppi antimilitaristi, femministi e dei movimenti studenteschi sorti in Italia dalla fine degli anni ’60 in poi

Perché è giusto ricordare Ada Negri, la maestrina di Motta Visconti

Bene ha fatto l'Amministrazione di , con letture dMotta Visconti ad organizzare per il 25 settembre una rievocazione della “Maestrina di Motta Visconti”i alcuni suoi testi e accompagnamento di romanze dell'epoca. Bene ha fatto questa Amministrazione, perché la quasi dimenticata poetessa, sovversiva, socialista rivoluzionaria, fascista, repubblichina, scapigliata, impressionista, forse lesbica certamente disperata è stata la più grande poetessa italiana del '900 alla faccia del politicamente corretto

Ada Negri morì a Milano nella notte tra il 10 e l'11 gennaio del 1945. Due giorni dopo al suo funerale c'era pochissima gente: qualche autorità della Repubblica Sociale a cui lei aveva aderito, i parenti e pochi altri. Eppure si trattava di una Accademica d'Italia, la prima e l'unica donna che fece parte di questo altissimo consesso culturale. Tutti possono ancora vedere il suo volto serio e smunto in mezzo a Guglielmo Marconi e a Giovanni Gentile nelle fotografie dell'epoca ma l'Italia in quel momento era all'estremo della tragica vicenda della Seconda Guerra Mondiale: dopo un paio di mesi di quel tetro inverno pieno di neve gli Alleati avrebbero sfondato la linea gotica e l'Italia settentrionale sarebbe insorta contro i fascisti. In Germania, Berlino stava per essere accerchiata e la fine dell'incubo nazista era ormai questione di settimane. Tutti lo sapevano e si apprestavano, in vario modo e con vario animo, a vivere una nuova situazione. La Poetessa, che era stata per tanti anni sugli altari della letteratura, cominciava ad essere dimenticata. La sua adesione al Fascismo, che ne aveva favorito il successo, ora diventava una colpa, i suoi libri non sarebbero più stati pubblicati, nelle scuole per molti anni non si sarebbe parlato di lei così come nel mondo della cultura secondo lo stile fazioso che ha sempre accompagnato la nostra storia.
Ada Negri, nata nel 1870, aveva avuto un rapido anzi rapidissimo successo perché a 25 anni era già la più nota poetessa italiana. Successo determinato dalle sue prese di posizione in politica, molto cariche di impegno sociale e di polemica contro lo stato borghese e, in generale, contro i ricchi. Nell'ottobre del 1888 fu nominata insegnante elementare a Motta Visconti, aveva una classe di 107 allievi. 107 energumenti che parlavano solo il dialetto, camminavano a piedi nudi e che, ovviamente, non riusciva a controllare se non con l'aiuto di qualche collega. Da Motta mandò al Corriere della sera la poesia “Gelosia”, aveva già pubblicato qualcosa sul Fanfulla da Lodi, il direttore Barbiera del supplemento letterario Illustrazione Popolare la pubblica con un lusinghiero giudizio.
Un anno dopo la scrittrice e letterata Sofia Bisi Albini viene a Motta per conoscerla e da quel momento partono una serie di giudizi positivi sulle maggiori riviste letterarie italiane. Nel '94 il giovane anarchico Sante Caserio di Motta Visconti uccide il presidente della repubblica francese Carnot. Si attiva immediatamente una polemica dei giornali clericali contro la Negri, accusandola di aver influenzato in senso sovversivo Motta Visconti e il giovane Caserio. Il Secolo e il Corriere della Sera la difendono, Caserio nato nel '73 non era mai stato suo allievo, ma tutta questa polemica non fa altro che aumentare la fama della giovine “Vergine Rossa”, che incomincia ad essere tradotta anche all'estero.
La Negri, ansiosa e affannata, è forse più mutevole di quanto non si creda e il suo odio per i ricchi è forse più che altro invidia. Nel 1896, quando le scrive il ricco industriale biellese Giovanni Garlanda che, senza conoscerla neppure, la chiede in sposa, accetta. Si trasferisce nella tradizionalmente borghese villa di lui dove avrà due figlie Bianca e Vittoria. La seconda morirà ancora bambina.
Il matrimonio con Garlanda, come era immaginabile, dura poco. Allora Ada Negri si trasferisce in volontario esilio a Zurigo al seguito della figlia Bianca. Alla fine della Prima Guerra Mondiale ritorna in Italia e riprende i contatti, che non aveva mai interrotto con le amiche “sovversive”: Anna Kuliscioff - che avrà su di lei una grande influenza, positiva nel senso letterale della parola, perché la dottoressa russa era notoriamente positivista. Riprende contatto anche con Margherita Sarfatti, molto autorevole nel mondo culturale milanese che gli presenterà, vedi un po', Benito Mussolini. Questi, all'uscita del libro Stella Mattutina che è l'autobiografia giovanile della Negri con tutti i suoi risvolti di frustazioni sociali, scrive una lunga recensione entusiastica sul Popolo d'Italia il 9 luglio del 1921.
Poco prima o poco dopo - secondo la testimonianza da me raccolta dalla maestra Cecilia Monguzzi - Ada Negri viene a Motta. Ci ritornava spesso, accompagnando Mussolini: una riunione in una delle molte osterie del Paese con un piccolo gruppo che gli resterà fedele fino alla fine.
La mia opinione letteraria è uguale a zero, cioè, come dice Averroè, è uguale al nulla. Ma se posso dirla lo stesso preferisco le prose di Ada Negri alle sue poesie. Nella prosa si rivela uno stile moderno direttamente collegato alla Scapigliatura e dei soggetti, per l'epoca, molto avanzati e di intenso valore psicologico, sebbene la scrittrice conosceva Ibsen ma non Freud e la psicanalisi. Ci sono due libri di racconti che raccomando a me stesso e sono: Le solitarie del 1917 e Sorelle del 1929. All'interno delle Sorelle c'è un lungo racconto intitolato “La cacciatora” che descrive la vita della piccola comunità femminile (e anche un po' femminista) mottese del 1890, in contatto con il personaggio anomalo della Cacciatora, un'americana che passava la giornata con il fucile in spalla e il cane bracco ai suoi talloni. Tempi dunque felici per i cacciatori mottesi che, oggi, invece, non trovano più niente.
Bene ha fatto l'Amministrazione di Motta Visconti ad organizzare per il 25 settembre una rievocazione della “Maestrina di Motta Visconti”, con letture di alcuni suoi testi e accompagnamento di romanze dell'epoca. Bene ha fatto questa Amministrazione, perché la quasi dimenticata poetessa, sovversiva, socialista rivoluzionaria, fascista, repubblichina, scapigliata, impressionista, forse lesbica certamente disperata è stata la più grande poetessa italiana del '900 alla faccia del politicamente corretto

LINK http://www.linkiesta.it/blogs/largo-ai-vecchi/perche-e-giusto-ricordare-ada-negri-la-maestrina-di-motta-visconti

Malattia e visite fiscali: da settembre cambia tutto. Ora il dipendente può uscire di casa

Va bene farsi trovare a casa, durate le fasce orarie di reperibilità dal medico
fiscale dell’Inps, inviato dall’azienda a controllare che la malattia del dipendente sia effettiva; ma non per questo si deve rimanere chiusi in casa tutte le 24 ore. Anche perché ci sono malattie che non richiedono un continuo ricovero a letto. E allora ben può il lavoratore allontanarsi dal proprio domicilio una volta avvenuta la visita. Purché, ovviamente, così facendo, egli non comprometta la propria guarigione (il dipendente, infatti, ha il dovere giuridico – sanzionabile dall’azienda – di non allungare i tempi del rientro sul posto di lavoro).
Il tema delle visite fiscali e delle nuove fasce di reperibilità del lavoratore che usufruisce dei permessi per malattia, è sempre caldo negli ambienti aziendali. E questo perché la giurisprudenza è orientata nel senso di ritenere sanzionabile, a livello disciplinare, il dipendente che non si faccia trovare dal medico dell’Inps: e ciò a prescindere dalla effettiva sussistenza della malattia. Salvo, infatti, alcunegiustificazioni ritenute valide, il dipendente benché davvero malato, non può comunque allontanarsi finché non è avvenuta la visita di controllo.
Ma, ciò che spesso si ignora, è che una volta andato via il medico fiscale, il dipendente non ha più l’obbligo della reperibilità e ben si può assentare dalla propria dimora. Il chiarimento, peraltro, proviene da una “fonte ufficiale” come la Cassazione che, con una sentenza di qualche anno fa [1], riportata peraltro dalla stampa dell’epoca e forse oggi un po’ “dimenticata”.
La vicenda
Nel caso di specie, un lavoratore era uscito immediatamente dopo la visita fiscale e, per questo, aveva ricevuto la sanzione dall’Inps e dal datore di lavoro secondo cui era suo diritto disporre un ulteriore controllo medico dopo la prima visita fiscale.
La casa non è una galera per il lavoratore malato
Non passa la tesi dell’Inps secondo cui il dipendente in permesso, anche dopo l’accertamento del medico di controllo, è obbligato, per tutta la durata della malattia, a rispettare le fasce orarie di reperibilità per consentire ulteriori accertamenti sulle sue condizioni di salute. Peraltro, sempre la Cassazione, ha ritenuto illecite le visite di controllo ripetute e persecutorie.
Insomma, secondo i supremi giudici, il lavoratore assente per malattia ha la facoltà piena di disporre liberamente del proprio diritto alla “locomozione” che non può essere limitato oltre il tempo strettamente necessario a consentire il controllo medico del suo stato di salute. Quindi, una volta che il medico fiscale dell’Inps abbia già visitato l’interessato, questi ritorna in totale libertà di movimento.
Se così non fosse, una volta accertata la malattia del dipendente, continuare a obbligarlo alle fasce di reperibilità significherebbe imporgli un riposo forzato quotidiano. Riposo che, peraltro, potrebbe non essere compatibile con alcune malattie che, per la relativa cura, potrebbero richiedere l’allontanamento da casa (si pensi all’asma allergica di fronte alla quale non c’è niente di meglio di una giornata al mare).
Insomma, la limitazione di movimento potrebbe incidere cioè sui criteri e i metodi di cura della malattia i tempi e i luoghi di essa. Superate quindi le fasce orarie (che di recente sono state modificate) scatta la libertà vigilata per il dipendente: “vigilata” perché, comunque, egli non può porre in essere attività che possano pregiudicare la sua guarigione (si pensi a una attività sportiva per chi ha la polmonite).

venerdì 4 settembre 2015

Insegnanti contestano ministro Giannini a Festa Unità Milano

"Senza costratto di lavoro, senza sussidio di disoccupazione, senza futuro", si legge su uno dei cartelli issati dagli insegnanti alla Festa dell'Unità di Milano dove si è svolto un dibattito con il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. 
La riforma della scuola, ha replicato il ministro, "genera un consenso più silenzioso e molto meno organizzato di quello che stasera abbiamo qui". Le prime proteste da parte del gruppo di insegnanti sono partite quando il ministro ha rivendicato la firma di quello che ha definito "il primo atto importante", il "decreto sull'attuazione dell'alteranza scuola-lavoro", attraverso l'implementazione "di laboratori per reti di scuole che coinvolgono" anche il mondo imprenditoriale del territorio e per dare agli studenti la possibilità di uno sbocco concreto agli studi.